Pagina:Il Catilinario ed il Giugurtino.djvu/244

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frammenti 193

ORAZIONE

DI MACRO LICINIO TRIBUNO DELLA PLEBE

AL POPOLO

volgarizzata

DALL’AB. GIOVANNI CASSINI

ARGOMENTO.


Aveva Siila quasi al tutto distrutta la potestà tribunizia. Lepido, essendo console, tentò di rendere il lor potere ai tribuni della plebe. Dipi, l’anno 678, il consolo G. Scribonio Curione contrastò a Sicinio tribuno della plebe, il quale sforzossi di riacquistare i perduti diritti. L’anno appresso C. Aurelio Cotta console si adoperò perchè i tribuni della plebe potessero avere an. cora gli altri magistrati. Questo medesimo si ingegnò pure di fare il tribuno Quinzio l’anno 6S0; ma tutto fu indarno. Da ultimo l’anno 681 di Roma Licinio Macro, tribuno anch’egli del popolo, con questa orazione si studiò pure inutilmente di ricuperare gli antichi diritti.


Se voi, o Romani, poco conosceste quanta differenza ci abbia tra il potere lasciatovi da’ vostri maggiori e la servitù a voi preparala da Siila, mi sarebbe mestieri con molle parole sporvi e narrare per quali ingiurie e quante fiate la plebe armata si sia dipartita da’Padri; e come d’ogni suo diritto mantenitori si abbia procacciato i tribuni della plebe. Ora dunque altro a far non mi resta, se non confortarvi e mettermi io primo per quella via che sola io stimo poterci far racquietare la libertà. Nè ignoro io già quanta

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