Pagina:Il Dio dei viventi.djvu/39

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Anche Zebedeo sentiva un presentimento di sventura. Ecco che se ne andava a cavallo tutto nero e incappucciato come un cavaliere errante, per la strada luminosa attraverso i campi ondulati ove distese d’orzo e di frumento si alternavano a distese di ginestre e di eriche e a vastissimi prati tutti violetti e bianchi per i fiori del puleggio e delle margherite.

Una serenità già quasi estiva rallegrava il paesaggio: sui lucidi cespugli dell’acanto che arginavano la strada grandi farfalle dai vivi colori e ragni bianchi e insetti verdi e dorati giocavano e si amavano: tutti, insetti e bestie fiori e foglie vestiti a festa: e dalle quercie che spandevano la loro ombra nera sul verde del grano gli uccellini nuovi volavano giù lasciandosi cadere a picco dal nido.

In fondo apparivano i monti battuti dal sole, coi boschi di lecci dorati dal primo