Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/171

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Scampo da lui nel suo destin funesto.
     1075Così cadea quel regal trono e tutta
Di Gemshìd regnator svanìa d’un tratto
La potestà. Qual mobile festuca
Rattratta a sè da sùccino splendente,
Il fato lo rapì. Chi su quel trono
1080Fu pria di lui sì glorioso e saggio?
Qual del suo lungo faticar giocondo
Frutto ei giunse a goder? Ben settecento
Anni passâr sovra il suo capo, e molte
Cose in luce portò, leggiadre e triste.
1085Ma che val lunga vita, ove la sorte
Mai non disveli il suo secreto? Il mondo
Nutre talor con amorosa cura
Il misero mortal; soavi e dolci
Son le voci che a lui suonan dintorno.
1090A un tratto poi, quando già già ti sembra
Che il fato ponga in te novello affetto,
Quando già pensi che a te sol non mostri
La sua fronte crucciata e già ne senti
Gioia insperata in cor, godi, e frattanto
1100L’arcano a lei dell’alma tua disveli,
Perfido un gioco essa ti fa con arte,
Inatteso dolor t’innesta in core.
Di nostra vita e fallace ed inferma
Costume è questo. Ma tu eletto un seme
1105Spargi in terra soltanto. — Oh questo core,
Questo mio cor già della vita è sazio,
Sì trista e breve; tu mi franca, o Dio,
Dal grave duol che già mi opprime e atterra!