Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/342

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qualche quarto d’ora e destarsi di soprassalto col terrore che ella, accorgendosene, gli domandasse: Che cosa avete? C’era già una incessante interrogazione negli occhi di lei, in quella chiusa rassegnazione, in quelle brevi risposte, che sembravano insignificanti e che significavano tanto, quantunque egli fingesse di non prestarvi attenzione.

Aveva un tristo significato anche il rifiuto di andare quel giorno a Margitello. E il notaio Mazza glielo rammentava scendendo dalla carrozza nella corte:

— Peccato che manchi la nostra cara marchesa!

Intanto doveva mostrarsi allegro con gli ospiti, dare una cert’aria solenne a quell’assaggio, battesimo dell’impresa per la quale aveva speso tanti quattrini, tante cure e tanto entusiasmo, e suscitato tante avidità e tante speranze.

Fortunatamente erano allegri i soci. Il notaio Mazza si era quasi prostrato in ginocchio davanti a la botte grande, levando in alto le braccia ed esclamando in latino:

— Adoramus et benedicimus te!

Il cavalier Pergola, tra una bestemmia e l’altra, parlava di tipi di vini.

— Se non si arriva a creare un tipo, tutto è inutile!

E così, da lì a poco, anche il marchese era già eccitato allorchè i dieci soci si trovarono coi bic-