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118 il mistero del poeta


Mi balenò un sospetto; che fosse già sposa. Glielo dissi; non lo era ancora.

— Non importa — diss’ella. — Lo sarò.

— Lei mi ama, — risposi, — non cedo. Lo sappia bene!

Furono le ultime parole. Violet ritirò la sua mano e disse qualche cosa al cocchiere. La carrozza partì, andò a voltarsi nella vicina piazzetta e mi tornò incontro al trotto. Passarono i cavalli, passò miss Yves salutando col capo, passò tutto, rumore e visione, giù nella discesa ombrosa della Königsgasse.

Andai all’albergo e mi chiusi nella mia camera a palpitar senza pensiero nella dolcezza intensa del momento appena trascorso. La idea che là, ond’eran venuti i sogni profetici, veniva pure quest’ultimo incontro, questa offerta suprema, era per me di un’evidenza fulminea. Avevo trovata miss Yves, sapevo che mi amava e ch’era tuttavia libera; adesso toccava a me non perdere un solo momento.

All’indomani riceverei la sua lettera. Mi apprenderebbe qualche cosa su queste nozze certo imminenti, sulle ragioni che ve la costringevano?