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176 il mistero del poeta

quel tempo, più o meno breve, si sarebbe deciso che la mia vita avvenire avesse a salir molto in potenza o ardore di opere buone, o molto a discendere. Così tranquillai la mia coscienza, com’è sempre il primo studio di ciascuno che la sente inquieta; e quantunque il modo che tenni fosse dei più volgari e fallaci, posso affermare di avervi portato una fede profonda.

Il bisogno di parlare a Violet e ch’ella sapesse un giorno quali fossero stati, dopo il nostro incontro, i miei pensieri e il mio cuore, mi fece scrivere in certo quaderno, mio fedele compagno, quel che segue:


«Eichstätt, albergo dell’Aquila Nera,
11 maggio 1872.


«Cara, sono ancora con te. Chiudo gli occhi e costringo l’anima mia ad uno slancio, il più intero e veemente. Forse mi senti, ne hai ristoro. Quanto è debole lo spirito umano! Non posso durare in questo sforzo, sono ripreso dalle sensazioni del presente, e ciò mi rattrista come se dentro a me tante ali cadessero. Dovevo dire: