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208 il mistero del poeta


Egli mi guardò negli occhi, parve scrutarmi sino in fondo all’anima; poi buttò sulla tavola cappello e mazza, allargò con impeto le braccia, ed esclamò:

— Dica!

Fui, nella mia contentezza, per afferrargli le mani. Egli si restrinse in sè, mi diede un’occhiata diffidente. Finsi di non avvedermene e presi a raccontargli la storia del mio amore, rifacendomi dall’incontro con Violet a Belvedere di Lanzo. Quando toccai de’ miei due sogni per dirgli l’effetto primo della voce di lei, Topler approvò ripetutamente del capo, come un medico che oda dall’infermo la descrizione di nuovi sintomi rispondenti alla sua diagnosi del male. Ma poi, mentre venni parlando dello spirito di miss Yves, delle sue idee amare e tristi, del bene che avrei voluto farle ricevendone da lei molto più, il vecchio, che prima se ne stava a capo chino, mi levò gli occhi in viso sì che potei vedervi sorgere un vivo interesse, sparire i sospetti, ritornare la stima.

Tacqui delle lettere direttemi da Violet e delle sue ultime confidenze. Dissi solo che Violet mi