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244 il mistero del poeta

giorno. Mi accostai al tavolino. Sentivo ancora il profumo de’ suoi capelli, mi serravo sul petto le sue mani gelate. La signora Treuberg entrò.

— Ho mio marito a letto da ieri — diss’ella. — È un male da nulla, ma egli è inquietissimo, mi vuol sempre in camera.

Non compresi che significasse questo esordio. Feci un gesto come per giustificarmi d’essere venuto e per prender licenza.

— Ma no, ma no! — esclamò La signora. — La ho ben pregata io di venire. Sieda! Mio Dio, non so come incominciare.

Sedetti in silenzio.

— Lei adesso ha capito — riprese.

— Sì signora — risposi. — Mi dica.

— Ecco che cosa succede. Santo Dio, è un tal seguito di cose e anche questo colloquio con Lei è tanto strano per me! Aggiunga lo stato di mio marito. Proprio c’è da perderne la testa. Aspetti, dunque. Lei ha parlato al dottor Topler.

— Sì signora.

— Topler è venuto qua giovedì mattina. Pover’uomo, era fuori di sè. Ha parlato a miss