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252 il mistero del poeta

i von Dobra dovevano arrivare la stessa sera o il mattino vegnente; e là incontrai il mio amico Topler.

Ero da dieci minuti presso la signora quando il vecchietto entrò tutto fremente, tutto scintillante negli occhi. Mi alzai per congedarmi.

— No no no — diss’egli, accennandomi di rimanere. Salutò la signora, poi venne da me, serio, con le braccia aperte — Addio, caro — diss’egli; e mi abbracciò senz’altro. Quindi si parlò di musica, di Eichstätt, di Eugenio Beauharnais, di Re Luigi, di tutto, tranne di quanto avevamo in cuore. A un tratto Topler mi domandò se contavo restare qualche tempo a Eichstätt.

— Parto domani sera — risposi.

Non replicò verbo, e ricordo che poi si parlò della signorina Luise. Qualche sorriso di Topler, qualche parola un po’ severa della Treuberg mi fecero sospettare che il suo segreto fosse stato indovinato. Temendo che il dialogo pigliasse una piega inopportuna, mi alzai. Topler si alzò pure e uscì con me. Nello scender le scale mi domandò se alla sera mi avrebbe trovato in casa;