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362 il mistero del poeta

stesso, ma se ora tacevano, quasi, i miei sentimenti più elevati, e mi dominava sola una febbre che toglievami sonno e riposo, era per quell’ingiusto movimento geloso, accolto dalla mia volontà. È vero che avevo detto a Violet «perdonami» e che anche il perdono umano purifica, ma Violet su questo punto era troppo umile, non aveva voluto trovar materia di perdono.

Parlando con gli Steele del nostro viaggio di nozze, ella disse che le rincresceva di lasciar la Germania senz’aver veduta Colonia. Steele propose subito una gita a Colonia. La proposta mi spiacque, poichè tutto m’era indifferente tranne Violet, e mi pesava di perdere, foss’anche per due giorni, le ore deliziose che passavo da solo con lei. Ma Violet invece si mostrò felice di quest’idea e io fui felicissimo di sacrificarle il piacere mio più squisito.