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il mistero del poeta | 69 |
gli occhi nostri s’incontravano più spesso, e i miei dicevano certo: «mi ama?» e i suoi rispondevano «sì.» Nel ritorno le diedi il braccio; la nostra compagna ci precedeva di alcuni passi. Andavo adagio; era così delizioso il tocco, il profumo, il tepore della cara persona! La pregai con passione di dirmi quello che prima non aveva osato.
— Non posso — diss’ella. — Non oso ancora. Credo che non oserò mai. Forse potrei scrivere.
— Devo aver paura — dissi — di questo segreto? Mi toglierà la speranza? Mi toglierà la vita?
Il suo braccio trasalì, la sua mano si muoveva convulsa, come in una corrente d’elettrico.
— Lei non deve perder niente per me — rispose Violet con voce tremante. — Io spero che troverà un’altra più libera e più degna. Temo di aver avuto colpa io se Lei sente e dice queste cose, ma era una colpa molto dolce e poi ci dobbiamo lasciar così presto e per sempre. Lei mi racconta che ha sognato e a me pare di vivere in un sogno, di essere e di non essere la stessa persona di prima. Sa, come in sogno.