Pagina:Il Santo.djvu/80

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68 capitolo secondo

signor abate Marinier! Sete! Sete! – che la nostra fede, se perde di estensione, cresca di intensità – a cento doppi, cresca, viva Dio! – e possa radiare fuori di noi, e possa, dico, purificare come il fuoco, prima il pensiero e poi l’azione cattolica – ecco. Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente quanti sentiamo ch’Egli prepara una lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e di Santi, la quale si opererà con sacrificio, con dolore, con divisione di cuori; quanti sentiamo che i profeti sono sacri al soffrire e che queste cose non ci vengono rivelate dalla carne o dal sangue ma dall’Iddio vivo nelle anime nostre! Comunicare, vogliamo, tutti, di ogni paese, ordinare la nostra azione. Massoneria Cattolica? Sì, Massoneria delle Catacombe. Lei teme, signor abate? Teme che si taglino tante teste con un colpo solo? Io dirò: dov’è la scure per un tal colpo? Uno alla volta tutti si possono colpire: oggi il professore Dane, ad esempio, domani don Farè, posdomani qui il padre; ma il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse, attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors’anche, quale sarà, ditemi, il pescatore, piccolo o grande, che non lascerà cadere nell’acqua, spaventato, la fiocina e ogni cosa? – Ma poi mi perdoni, signor abate, se io dico a Lei e ai prudenti come Lei: dov’è la vostra fede? Esiterete