Pagina:Il Sofista e l'Uomo politico.djvu/107

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96 Capitolo V.

che il Non essere in certo senso è, non viene esclusa dal Timeo: in questo certo senso esso è tanto se è Non essere ora quanto se è Non essere sempre: l’ora e il sempre sono determinazioni relative al nostro modo di percepire e di concepire, non variazioni che si diano nel mondo delle idee1.

Per ritenere invece il Timeo posteriore ai nostri due dialoghi vi sono molti argomenti esterni ed interni che difficilmente si possono impugnare. Nei dialoghi più antichi l’esposizione dogmatica e continuata è assolutamente rifiutata: nel Protagora Socrate minaccia d’andarsene se il Sofista non si adatta a discutere botta e risposta. Per lo contrario nel Sofista sin dal principio Socrate stesso domanda al Forestiero se non preferisca disserire con un discorso continuo. Il mutamento sostanziale è avvenuto, e l’abbiamo già notato. Ma se però il Sofista, soppresso il breve interloquire di Teeteto, si potrebbe fondere in una dissertazione vera e propria, in realtà a ogni modo la forma dialogica è ancora conservata. La dissertazione vera la troviamo invece



  1. Ho esposto le obiezioni più salienti; esaminar tutte quelle che furono fatte anche occasionalmente e incidentalmente, oltre la difficoltà del raccoglierle, condurrebbe a lunghezza infinita con poca utilità. Molte di esse dipendono o da erronea interpretazione o da non giustificata estensione che si vorrebbe dare ai concetti del testo. Così, per es., il Tocco (l. c. p. 448) dice che nel Timeo, p. 52 A, “sono adoperate le più acconce immagini per indicare che nessuna idea agisce sull’altra: οὔτε εἰς ἑαυτὸ εἰσδεχόμενον ἄλλο ἄλλοθεν οὔτε αὐτὸ εἰς ἄλλο ποι ἰόν„, il che, se fosse vero, proverebbe senz’altro che il Timeo è anteriore al Sofista. Ma chi legge il contesto vede subito che esso non può significare ciò che il Tocco vorrebbe. Platone infatti qui non nega punto i rapporti che il mondo intelligibile possa aver seco stesso, ma nota le caratteristiche che nel suo tutto lo contraddistinguono dal mondo sensibile, e tra queste è la sua assolutezza, per la quale nè riceve in sè altra cosa diversa da sè nè esce mai di sè: il restare in sè però non esclude che possa avere un proprio organismo e conseguenti rapporti con sè stesso.