Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/56

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
48 IL VENDEMMIATORE

CXXXV.


    E v’erano ministri e sacerdoti,
Che di que’ tempj avean governo e cura,
A’ cui velati il capo o le man voti
1076Non licea mai d’entrar le sacre mura;
Le cerimonie, i sacrificj e i voti
Non si facean se non in parte oscura,
Benchè in ogni angol del beato loco
1080Dì e notte ardesse inestinguibil foco.

CXXXVI.


    Giurato avrei, ch’eri uom fatto di stucco,
O tu che sotto noi sì saldo passi,
Se non gridavi. Taci ignobil cucco,
1084A che la voce alzar se i vanni hai lassi?
Non credo ch’oncia si trarría di succo
Per far di te, quel che dell’uva fassi;
E pur n’assordi! Và al tuo nido e cova,
1088Di strano augel con le tue piume l’uova.

CXXXVII.


    Non vi crucciate, donne, se interrotto
Ho il bel lavor, dove più fresco torno:
M’han quasi il capo quei che passan, rotto;
1092Chì col grido l’introna e chi col corno,
Se passasser più schiere quà di sotto,
Che non hanno uve i campi ch’ho d’intorno
Io non mi vi torrò, donne, di sopra,
1096Finchè non reco a fin la mia dolce opra.