Pagina:Il cavallarizzo.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO PRIMO 14

LIBRO PRIMO


Cap.5. Del diletto che dà il cavallo.


Molta dilettatione, & piacere dà il cavallo all’homo; & parte ne è stato detto di sopra nelle cose dell’utile, & dell’honore; essendo queste cose talmente concatenate, che una per forza partecipa dell’altra. Ma non è dubbio però, che scacciando il cavallo la malenconia necessariamente reca allegrezza, & conseguentemente piacere. Reca ancora piacere con la commodità di portar l’hom senza fare, che patischi fatica, & con temperato essercitio, & moto. Si che non affaticandosi il corpo, ne riscaldandosi fuor del dovere, si pò andare, benche lontano, senza perturbarsi da caldo, ò da fango, & humido, ò altra cosa, che offenda. Et che sia vero si vede, che quel gran piacere, & allegrezza, che dà à gl’homini la vista della campagna lontano dal tumulto delle città, & la bontà del tempo, & serenità del cielo, malagevolmente si potrebbe godere senza il cavallo, non potendovisi andare à piede senza molta fatica, & incommodità, la quale levarebbe il piacere, ò in tutto ò in gran parte. Dà similmente gran diletto nelle caccie, nel veder varij luoghi, varij siti, varie genti, varij animali; & col mezzo d’esso seguir le fiere, far prova in che più vagliano, ò di fortezza, ò velocità, ò di ardire; & ritornarsene al fine con haverle prese parendo all’homo, che il cane sia stato instrumento à pigliarle; ma che esso con l’aiuto del suo cavallo le habbi prese, & veramente vinte. Dà piacere al populo, alle donne, à gl’homini, benche severi; il veder la maestria, & bellezza d’un bon cavallo, ò nel correre ò nell’incontrare arditamente con la lanza un adversario, nel maneggiar di più sorti, nel passeggiar sciolto, & leggiero, vivace, & ordinamento. Et io per me non sono di parere, che tra tutti i spettacoli, quelli, che si sanno con i cavalli, così come sono li più magnifichi, & honorevoli, così anco siano li più dilettevoli; empiendo l’homo di diletto, & maraviglia. Del quale piacere come di cosa naturale all’homo, cercandone io la causa, mi sono indotto à credere, che per tre ragioni gl’homini habbiano tanto piacere dei cavalli; & la prima credo, che sia l’immitatione della quale più si dilettano gl’homini, che d’altra cosa. Il che si vede chiaramente nella poesia, & pittura, che sommamente dilettano ogn’homo benche rozzo, & severo; solo perche consisteno nella imitatione. Alla quale pare che l’homo naschi molto inclinato. Essendo adunque il cavallo animale molto docile, come di sotto si dirà nel suo luogho, & atto ad immitare ciò che li sia insegnato; l’homo se ne diletta molto, & sempre attende ad insegnarli cose, che li possino far honore, & recar diletto. La seconda cagione è che gl’homini si dilettano molto dell’ubidientia, essendo proprio di tutti, & molto più de’ nobili, di desiderare dominio, & maggioranza;