Pagina:Il cholera in Barberino di Mugello - Carlo Livi, 1855.djvu/74

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algido massimamente, come anche ne’ primi del periodo successivo; purché sintomi di diatesi flogistica, o di flogosi,o di forti congestioni locali nol contrariassero. Nè so intendere, come chi ammette pure diatesi dissolutiva nel cholera, debba poi temere tanti malanni dalla cura analettica o stimolante che dir si voglia, e specialmente dal vino, amministrato quando le azioni cardiaco-vascolari, la calorificazione, la respirazione sono ridotte al massimo infievolimento; dal vino, che, senza parlare di reputatissimi pratici viventi nostrali ed esteri, lo stesso Cornelio Celso raccomandava nella cura del cholera16. Sarebbe l’istesso che temer d’incendiare, e pur si mancasse di ogni materia combustibile. Fra gli analettici tutti poi presceglieva il vino, avvertendo darlo a dosi moderate, per le due seguenti ragioni.

1° Perché credo, la natura, senza tanti crogiuoli e alambicchi, prepari meglio i medicamenti dello speziale; e perchè credo, quando il medico può sceglier fra i due, non debba esitare a servirsi della fabbrica migliore.

2° Perchè agendo il vino specialmente sul sistema sanguigno, e quindi sulla calorificazione, sembrami il meglio conducente allo scopo; e perchè eccitando particolarmente la contrazione vascolare e muscolare dello stomaco, arreca sensazione di conforto, e ne stimola gli atti vitali. Quanto alla cura esterna, avrei ben volentieri sperimentato il bagno, sia caldo come freddo. Ma come sarebbe stato possibile a casa di tanta povera gente, che abbisognavano d’ogni ben di Dio, l’apprestare i mezzi e i modi per farlo? Credo adunque esser rimasto privo