Pagina:Il cholera in Barberino di Mugello - Carlo Livi, 1855.djvu/80

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tutti i tempi, ed è; che questo mal seme si apprende o si genera, comecché si voglia, assai troppo più facilmente ne’ sudici e angusti abituri, che nelle case ampie aereate e pulite, più ne’ poveri fra gli stenti e i fisici e morali patimenti, che ne’ ricchi in seno agli agi e a’ piaceri. Ora una delle due: o preme, a chi dovrebbe e potrebbe risparmiare per quanto puossi ad una città ad un paese un flagello cosi spaventevole, o non preme. Io non farò la seconda ipotesi, che allivellerebbe l’uomo a’ bruti. Ma se preme, come fermamente credo, e allora perchè aspettare a combattere un nemico crudelissimo, quando già v’è in casa e alla gola? perché allora solo ricorrere al medico, quasi que’ miseri fogli, che si chiaman ricette, dovesser essere altrettanti fogli di via sicurissimi per ogni male? quasi noi medici dovessimo esser più forti di tutte le potenze morbifere della natura, quando non si vuol far nulla e poi nulla, per lontanar quelle che sono opera della mano dell’uomo. Il governo Toscano messe in mano delle magistrature comunali un mezzo polente di pubblica salute, e di preservazione da’ morbi popolari, quando dié loro facoltà di ordinare Commissioni Edilizie, a sorvegliare la politezza e salubrità delle umane abitazioni19. Ebbene io dirò cosa dolorosamente vera: quanti de’ Comuni Toscani seppero e vollero giovarsi della savia libertà concessa loro dal governo? pochissimi e poco che io mi sappia; reputando cosa migliore sonnecchiare essi medesimi sul pubblico danno, anziché andare a scuotere l’avara e inumana poltronaggine di questo e quel proprietario20. Eppure è vivo e parlante l’esempio di Livorno, la quale deve certamente al suo culto delle leggi igieniche, se