Pagina:Il crepuscolo degli idoli.djvu/126

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IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI

ciò anche nella sua ultima attenuazione, sotto forma di simbolo — tutto ciò provoca la stessa reazione, il giudizio «brutto». Qui spunta un odio: chi odia qui l’uomo? In ciò non ve nessun dubbio: l’abbassamento del suo tipo. Egli odia dal fondo del suo più profondo istinto della specie; in quest’odio egli ha un fremito, della prudenza, della profondità, della chiaroveggenza — è il più profondo odio che vi sia. È a causa di ciò che l’arte è profonda...

21.

Schopenhauer. — Schopenhauer, l’ultimo tedesco che conti qualche cosa — (che sia un avvenimento europeo, come Goethe, come Hegel, come Enrico Heine, e non soltanto un avvenimento locale, nazionale), Schopenhauer è, per lo psicologo, un caso di prim’ordine. Egli ha interpretato, successivamente, l’arte, l’eroismo, il genio, la bellezza, la grande compassione, il sapere, la volontà del vero, la tragedia come conseguenza della negazione o del bisogno di negazione della volontà — il maggior caso di fabbricazione di moneta falsa psicologica che esista nella storia, fatta astrazione del cristianesimo. Se si guarda più da vicino, egli non è, in questo, che l’erede della interpretazione cristiana: con la differenza che egli seppe anche approvare in un senso cristiano, cioè nichilista, ciò che il cristianesimo aveva negato: i grandi fatti della civiltà umana. Egli li approvò come vie della redenzione, come forme prime della redenzione, come stimolanti del bisogno di redenzione.


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