Pagina:Il crepuscolo degli idoli.djvu/13

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FEDERICO NIETZSCHE

fatto la conclusione che voleva Schopenhauer, si può concludere inversamente: Se la Verità è cattiva, sappiamo «volere l’illusione», sappiamo scoprire delle illusioni tanto belle, tanto seducenti ch’esse ci facciano amare la vita malgrado le sue inevitabili sofferenze, e mettiamo ogni nostra saggezza, ogni nostra energia al servizio di quelle illusioni.

Esistono ora due illusioni che ci permettono di giustificare l’esistenza e che Nietzsche chiama l’illusione Apollinea e l’illusione Dionisiaca. Il mondo può essere considerato come un’opera d’arte di una superiore bellezza il cui spettacolo causa una infinita voluttà a chi lo sa contemplare; possiamo dunque sforzarci di vedere l’universo sotto il punto di vista della bellezza, di creare in noi un sogno nel quale ci compiacciamo: è questa l’illusione Apollinea in virtù della quale l’uomo dice alla Vita: «Ti voglio, perchè la tua immagine è bella, e sei degna di esser sognata». — D’altra parte l’uomo non è soltanto un individuo effimero e limitato, è anche una particella della volontà eterna ed infinita, ed in questa qualità lui stesso è eterno ed indistruttibile. Ora, nello stato di estasi e di ebbrezza, l’uomo prende coscienza della sua identità essenziale con tutti gli esseri, della sua unione con la natura. È questo che Nietzsche chiama l’illusione Dionisiaca: in presenza dello spettacolo terrificante della sofferenza, della distruzione e della morte, con essa l’uomo sfugge al pessimismo perchè percepisce l’eternità della volontà sotto il flusso perpetuo dei fenomeni, e dice alla Vita: «Ti voglio, per chè tu sei la vita eterna».

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