Pagina:Il diavolo.djvu/121

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Il diavolo tentatore 113

Lattanzio afferma essere la verginità come il fastigio di tutte le virtù, e il grand’Origene, detto l’adamantino, non aveva aspettato l’affermazion di Lattanzio per porsi, con le proprie sue mani, nella impossibilità di perderla.

Non è dunque da stupire se gli asceti consumarono spesso il meglio delle forze loro nella disperata fatica di spegnere in sè medesimi ogni favilla di concupiscenza, di sedare ogni benchè involontario e minimo fremito della carne; ma non è dà stupir similmente, se in cotal opera di ribellione contro alla natura, essi, più di una volta, furono soperchiati e vinti. Per fuggir le insidie di Venere, riparavano nei deserti, si muravan nei chiostri; e Venere rinasceva dentro di loro, dall’orgoglio degli umori, come già altra volta dalla spuma del mare, e soggiogava le lor fantasie. Per sottrarsi al temuto contagio, ricusavano di vedere, dopo anni ed anni di separazione, le madri e le sorelle; ma la donna invadeva le loro celle egualmente, immagine vagheggiata e detestata ad un tempo. A un accenno fortuito, a un pensier fuggitivo, la virilità, compressa, ma non vinta,