Pagina:Il diavolo.djvu/174

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166 Capitolo sesto

chiere alle labbra, si accorse di una mosca, la quale gli ronzava importunamente d’intorno, e pareva volesse imbrattargli il vino. Pratico di tali faccende, Pannichio capì quella non esser mosca, ma diavolo, e con un segno di croce pose fine allo scherzo. Vero è che il vino si sparse miracolosamente in terra, e il buon prete non lo bevve per quella volta.

Figuriamoci che vita dovesse essere quella di coloro che, non di tanto in tanto, ma sempre, così di notte come di giorno, così nel sonno come nella veglia, si trovavano esposti a queste insidie, a queste burle, a queste soperchierie. Il più perseguitato dei perseguitati fu forse un certosino, a nome Ricalmo, abate di Schoenthal nel Vürtemberg, non si sa precisamente in qual tempo. Questo dabben uomo compose, o fece comporre, in latino, un Libro delle insidie, degli inganni e dei dispetti che i diavoli fanno agli uomini, il quale è per certo uno dei più curiosi documenti delle credenze del medio evo che sieno pervenuti sino a noi. Egli racconta i dispetti fatti a lui e quelli fatti agli altri. I diavoli, senza un rispetto al mondo pel suo carat-