Pagina:Il diavolo.djvu/205

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Amori e figli del diavolo 197

non vedere. Vietatogli da tale impedimento l’amplesso conjugale, udì una voce che diceva: “Giaciti meco, dacchè oggi pure tu m’hai sposata. Io sono Venere, a cui tu ponesti l’anello in dito: l’anello è in poter mio, e più nol renderò.„ Spaventato da tanto prodigio, nulla osò, nulla potè rispondere il giovane, e passò insonne l’intera notte, esaminando tacitamente nell’animo il caso. Corse gran tempo, e in qualunque ora tentasse egli di accostarsi alla sposa, sempre sentiva e udiva il medesimo: del rimanente era validissimo e atto a checchessia. Alla fine, mosso dalle querele della moglie, scoperse ogni cosa ai parenti, i quali, avuto consiglio fra loro, ne informarono un prete suburbano per nome Palumbo. Aveva costui virtù di suscitare per arte di negromanzia figure magiche, e d’incutere terror nei demonii, facendoli obbedire come più gli era a grado. Pattuita pertanto la mercede, che doveva esser grande, e tale da riempirgli d’oro la borsa quando fosse riuscito a far congiungere gli sposi, usò quegli il supremo dell’arte sua, e composta una espistola, diedela al giovane dicendo: “Va alla tale ora