Pagina:Il diavolo.djvu/226

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
218 Capitolo settimo

di un eremita, il quale abita in una grande e perigliosa foresta, ed è di così santa vita che gli angioli scendono dal cielo per intrattenersi con lui, da lui forse potrà aversi consiglio ed ajuto. Piangendo amaramente, invocando Dio e la Vergine, il fanciullo si rimette ia cammino; ma intanto i tre anni sono quasi passati e non manca più che un giorno allo spirare del termine fatale. Il sabato innanzi Pasqua trova l’eremita, il quale, udita la strana avventura, rimane ancor egli, a bella prima, come smarrito; ma tosto ripreso animo, conforta il fanciullo, lo esorta a sperar bene e provvede a dargli valido ajuto. Passano entrambi la notte in orazione; poi venuta la mattina, l’eremita, posto il garzone fra sè e l’altare, comincia a celebrare la messa. Ma ecco il diavolo, con dietro una masnada de’ suoi, irrompe in chiesa, e pone le mani addosso al poveretto. L’eremita chiama a gran voce la Vergine che venga in soccorso, e la Vergine gloriosa scende dal cielo, e in un baleno volge in fuga i nemici. Il fanciullo è salvo. Pien di riconoscenza s’accomiata dal suo benefattore e ritorna in patria, dove è ricevuto