Pagina:Il diavolo.djvu/279

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La magia 271

parodia dei riti ecclesiastici, della messa, dei sacramenti, con profanazione di ostie consacrate e altri sacrilegi orribili e turpissimi. Non mancava un’acqua benedetta, o maledetta che si voglia dire, scura e puzzolente, con cui quegli strani sacerdoti aspergevano gli astanti. Finite le cerimonie si banchettava allegramente. Il convivio era rischiarato da streghe, che stavano carponi, con candele accese confitte tra le natiche: i cibi erano quando delicati e squisiti, quando orribili e stomacosi, degni in tutto della infernal cucina. Spesso si mangiavano bambini lattanti, o cadaveri strappati alle sepolture. Da ultimo si ballava, al suono di diabolici strumenti; poi ciascun demonio ghermiva la sua strega, e coram populo si sollazzava con lei. Dico che si sollazzava con lei; ma le streghe affermano che, per esse almeno, quegli abbracciamenti di solito non erano troppo gradevoli: una di loro poi, introdotta da Pico della Mirandola in certo suo dialogo intitolato appunto La strega, entra in particolari ch’io passerò volentieri sotto silenzio.

Le streghe, del resto, non vedevano i loro