Pagina:Il diavolo.djvu/299

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L'inferno 291

aditi, necessarii, se non altro, al disimpegno di quelle mille faccende che i diavoli avevano, al loro andare, venire, frullare, perpetuo. Negli Evangeli è cenno di porte dell’inferno che non prevarranno contro la Chiesa; Cristo, accingendosi a penetrar nei regni buj, grida ai principi delle tenebre di aprir quelle porte, e non obbedito, le infrange. Dove fossero non si sa con certezza. Gervasio di Tilbury dice ch’eran di bronzo, e che si vedevano ancora, così infrante, in fondo a un lago, presso Pozzuoli. Dante entra in inferno per una porta senza serrame, su cui si leggono le parole di colore oscuro. Altre entrate ad ogni modo non mancavano. Più di una caverna tortuosa e cupa, più di una voragine sprofondante sotterra fu creduta una bocca dell’inferno, e se alcuni pensavano che dentro i vulcani abitassero i demonii e fossero tormentate le anime dannate, altri dicevano i vulcani essere più propriamente bocche e spiracoli dell’inferno, d’onde esalavano gli ardori e il fumo dell’eterna fornace. In Irlanda il famoso pozzo di San Patrizio metteva in purgatorio e in inferno. Nè mancavano, oltre gli aditi ordinarii e