Pagina:Il diavolo.djvu/359

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Le disfatte del diavolo 351

tonio e san Bernardo. In un caso presso a poco simile, Lutero si contentò di gettargli in capo il calamajo; ma Lutero non era un santo; anzi era, dicono, suo figliuolo. I santi non avevano da usar riguardi. San Bernardo di Chiaravalle viaggiava una volta con un carro. Viene il diavolo e gli fracassa una ruota. Tanto peggio per lui: il santo gli ordina di trasformarsi in ruota, e di far l’officio di quella fracassata.

Spesse volte i diavoli, quando hanno da fare coi santi, si lasciano cogliere nei lor proprii tranelli. Certo giorno, uno di essi fa venire una grandissima sete a san Lupo che appunto stava in orazione. Il santo si fa recare un bel vaso d’acqua fresca, e il diavolo subito ci si caccia dentro, con la fondata speranza di potergli così entrare in corpo; ma quegli, placidamente, pone sul vaso il guanciale del letto, e tien prigione il presuntuoso sino alla mattina seguente. Altri santi fecero ai loro nemici questo brutto scherzo di chiuderli, e per più lungo tempo. San Conone Isaurico chiudeva i diavoli in vasi suggellati, e li poneva nelle fondamenta della sua casa. Maestro di tutti costoro era stato