Pagina:Il diavolo.djvu/364

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
356 Capitolo duodecimo

cavallo, e da uomo leale, a mezzanotte, si reca al luogo dove il terribile creditore gli diede la posta. Ma il demonio, al vederlo, è preso da gran turbamento, e restituisce, senza nulla chiedere, la scrittura: egli aveva scorta, seduta in groppa, dietro al cavaliere, la vergine Gertrude, venuta a soccorrere il suo innamorato.

Più d’una volta la naturale inimicizia che era tra diavoli e santi produsse vere sfide e veri duelli e lotte a corpo a corpo. San Vulstano se ne stava un giorno in chiesa, a pregare dinanzi all’altare. Capita quel mal consigliato del diavolone lo invita a lottare insieme. Il santo accetta, lo avvinghia, lo butta in terra e lo concia pel dì delle feste. Sant’Andrea di Scizia ebbe una volta una curiosa visione. Gli pareva d’essere in un circo, e che da una parte fosse una moltitudine di etiopi, cioè di diavoli, dall’altra una moltitudine d’uomini in vesti candide, cioè di cristiani. Gli etiopi discorrevano fra loro di corsa e di lotta, e sembravano pendere dal cenno di uno smisurato moro, che tutti gli avanzava in forza e statura. Dubitavano i candidi chi potesse affrontarsi con costui. Andrea