Pagina:Il diavolo.djvu/427

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Il diavolo ridicolo e il diavolo dabbene 419

nella Vita di san Giovanni Gualberto. Nella storia popolare di Fausto, ricordata più sopra, questi ragiona di teologia con Mefostofile. Il demonio dice, con molta verità, della bellezza ond’era adorno nel cielo il suo signore Lucifero; della caduta sua e degli angeli ribelli, provocata dalla superbia; delle tentazioni che i diavoli adoperano contro gli uomini; dell’inferno e de’ suoi tremendi castighi. Una volta Fausto gli domanda: “Se tu fossi uomo e non demonio, che faresti per piacere a Dio e agli uomini?„ ed egli risponde sorridendo: “Se io fossi uomo, come tu sei, io m’inchinerei dinanzi a Dio sin che avessi fiato, e farei quanto fosse da me per non l’offendere e per non muoverlo a sdegno. Osserverei la sua dottrina e la sua legge; non invocherei, loderei, onorerei se non lui, e mi guadagnerei così dopo la morte, la beatitudine eterna."

Ma il più savio, buono e cortese diavolo che mai sia stato al mondo è quell’Astarotte che Luigi Pulci introduce in certa parte del suo Morgante Maggiore. Malagigi, il mago benefico, ha scoperte le frodi del traditor Ganellone, e prevede