Pagina:Il diavolo.djvu/458

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450 Capitolo decimoquinto

sità e delle silenziose ribellioni dello spirito, onde nasce appunto e inorgoglisce la scienza. Satis scis si Christum scis, abbastanza sai se Cristo sai, diceva la sapienza degli asceti e dei santi; ed ogni altro sapere era guardato con sospetto, e si accusavano d’aver patteggiato col diavolo gli uomini che delle cose della natura avessero qualche lume, col diavolo, l’antico bugiardo, che sedusse la donna promettendo la scienza. E i trionfi della scienza, e il crescere di una civiltà nuova di cui la scienza, ogni giorno più, si fa moderatrice e maestra, furono pianti e maledetti come opere e vittorie del diavolo.

Ed ecco il diavolo trasformarsi nel sogno e nell’accesa parola del poeta, e diventare un simbolo luminoso e mirabile, il simbolo della scienza imperterrita e indomita, che dirocca i dogmi e sbarba le superstizioni; della ribellione, che abbatte tutte le tirannie; della libertà, sotto le cui grand’ale una nuova vita s’instaura. Il Voltaire chiamava frères en Belzébuth gli amici suoi migliori, che, come il D’Alembert e il Diderot, cooperavano con lui al grande rinnovamento filosofico e civile. Il Michelet, nella Sorcière, narrò questo