Pagina:Il diavolo.djvu/57

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La persona del diavolo 49

riamente magro, con occhi accesi e sbarrati, spirante da tutta la sua tetra persona un orrore di larva. Tale lo descrive più di una volta nel secolo XIII Cesario di Heisterbach, monaco cisterciense, il cui nome ricorrerà frequente in queste pagine, e tale lo introduce ancora Teodoro Hoffmann nel suo strano racconto, che appunto s’intitola l’Elisir del diavolo. Un’altra forma, infinite volte rappresentata dalle arti, è quella di un angelo annerito e deturpato, con grandi ali di pipistrello, corpo asciutto e peloso, due o più corna in capo, naso adunco, orecchie lunghe ed acute, denti porcini, mani e piè con artigli. Così è fatto il demonio che nell’inferno dantesco butta giù nella pegola spessa dei barattieri uno degli anziani di Santa Zita:


Ahi, quanto egli era nell’aspetto fiero!
    E quanto mi parea nell’atto acerbo,
    Con l’ale aperte e sovra i piè leggiero!
L’omero suo, ch’era acuto e superbo,
    Carcava un peccator con ambo l’anche,
    E quei tenea de’ piè ghermito il nerbo.