Pagina:Il divino Pietro Aretino a lo imperadore ne la morte del duca.djvu/7

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Se ben di morte è necessario il morso.
   Si è trasferita à le celesti sphere
   Perch'ebbe intoppo il natural suo corso.
Del Metauro gemer le ninphe altere
   Nel chiuder di quegli occhi gravi, è immoti
   Già chiari specchi de le franche schiere,
Gli Iddii del mare suo squamosi, è ignioti
   A l'urna lo portar sopra il pheretro,
   Da i cui lati pendean ghirlande, & voti.
La pompa funeral, che seguia dietro,
   Si facea ombra con le insegne invitte,
   Che gli aggiunse Fiorenza, è Marco, è Pietro,
E mentre lo spargean le turbe afflitte
   Di Ghiande d'or, di corone, è di palme
   A la immortalità nel tempio ascritte,
Posate in pace ossa felici, & alme
   Dicea che vide le religuie sole
   Sgravata pur de le vivaci salme.
Ne lo sperar colui, che havea le scole
   Di Minerva nel petto d'honor cinto,
   Onde ne sospirò la Luna e'l sole.
Con supremo stupor d'amor depinto
   Sculto in materia, che lo scritto indora,
   Nel gran cor se gli lesse Carlo quinto,
Hor quello Imperador, che il mondo adora,
   Poscia ch'è'l fedel suo morto, è sepolto,
   Risguardi la Gonzaga Leonora,
Duo fiumi amari gli irrigano il volto,
   Ch'ella piangendo del cor preme, è suelle,
   Da che le ha Giove il buon Consorte tolto.
Torto fareste à le cortesi stelle,
   Che quali gemme vi ornan la corona
   De le lor sorti inviadiate, è belle,