Pagina:Il dottor Antonio.djvu/206

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paese restò in piedi per notti intere, montando la guardia all’ingresso — tuttavia tutte queste precauzioni non valsero a nulla. A dispetto della più stretta guardia, l’effigie ora innegabilmente miracolosa, trovò modo di farsi strada per irsene al posto preferito. Alla fine i Castellaresi vennero a capire essere volontà espressa della Madonna che fosse il suo quartier generale collocato dove la sua effigie si trasferiva ogni notte. E benchè le fosse piaciuto scegliersi la più scoscesa parte della montagna, che proprio era necessario farvi delle arcate per porre stabili fondamenta al suo Santuario, pure i Castellaresi si posero con amore a quell’impresa loro sì chiaramente rivelata; e questa cappella, nei dintorni tanto famosa, fu compita. Ciò accadde nel 1619. In decorso di tempo vi furono annesse alcune camere, per comodo dei visitanti e pellegrini, e costrutta una terrazza; e anche in oggi si stanno formando progetti, di molte aggiunte e abbellimenti che senza dubbio saranno eseguiti un giorno; perchè, quantunque i Castellaresi abbiano piccola borsa, hanno però in lor favore la gran leva che può rimuovere ogni impedimento — quella che produsse le Crociate.»

Mentre Antonio cessava di parlare, John e la Hutchins, due personaggi de’ quali da qualche tempo ci siamo stranamente dimenticati, stavano alla staffa di Lucy; la quale scherzosamente chiedeva al Dottore, se ella stava tuttavia sotto il tabù, e se poteva guardar indietro — «Quasi non ci aveste guardato sempre in quest’ultim’ora,» dissele Antonio scuotendo il capo. Lucy si girò rapidamente intorno, e abbracciò d’una sola occhiata la scena mirabilmente svariata che le stava dinanzi.

A tramontana una lunga veduta di gole profonde, tetre, accigliate, chiuse in distanza da una gigantesca striscia di alpi nevose; — a mezzodì la splendida ampiezza del Mediterraneo; — a levante e ponente, l’una sopra l’altra, catene di colline gentilmente ondulate, dolcemente abbassantesi verso il mare; — nella pianura soggetta, la fresca e raccolta valle di Taggia col suo corso di acque zampillanti e ricche zone di giardini, simili a un perfetto mosaico di ogni graduazione di verde, interrotto da serpeggianti rabeschi argentei. Di tratto in tratto un tardivo melograno in piena fioritura spandeva la sua orifiamma di abbaglianti fiori rossi dalla forma di tulipano. Sorgeva sull’opposto poggio la minacciosa Taggia, colla sua aria di medio evo, simile ad ospite malcontento in uno splendido banchetto. Un poco più in là, verso ponente, l’occhio scorgeva il campanile della chiesa de’ Domenicani, sporgente da un gruppo