Pagina:Il dottor Antonio.djvu/22

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18 il dottor antonio


evitar ogni sorta d’intoppo, che, quantunque piccolo, nella rapidità terribile colla quale la carrozza precipitavasi, avrebbe potuto metterla a rischio di ribaltare. Naturalmente confidava di poter ripigliare la mano a’ cavalli, giunti che fossero a piè della discesa.

Era infatti la sola probabilità di salvezza che rimanesse; e, ancora un minuto, la prova gli sarebbe riuscita. Ma sir John si svegliò. La realtà delle cose aveva agito sul suo sonno, avendo sognato sin allora cavalli fuggenti; e nel primo destarsi con turbamento naturalissimo aveva cacciato la testa fuori, gridando al postiglione di fermarsi; il rumore destò miss Davenne, che sveglia anch’essa, e grandemente impaurita, cominciò a gridare. Al comando e alle grida, il disgraziato Prospero voltò il capo un momento, e perdette di vista la strada per un istante; ma anche un istante era troppo in così critica circostanza.

Una delle ruote di dietro passò su di una pietra, la carrozza fece un balzo in aria, oscillò un momento sull’orlo della strada, poi cavalli e carrozza, tutto andò sossopra. Per quanto tristo, il caso avrebbe potuto esser peggiore. Era la strada sol di pochi piedi rilevata sopra la spiaggia; e felicemente in quel punto era un profondo letto di arena, che addolcì la caduta. Fortuna che non siasi sir John risvegliato prima; che sarebbe stata la caduta troppo grande anche per un uomo della sua importanza.

Mentre miss Hutchins tutta agitata d’animo e di vesti nel suo subitaneo aereo volo, cerca racconciarsi come meglio può, maravigliata di trovarsi giù tutta in un pezzo; — mentre John, serio e dignitoso al solito, a dispetto di un terribile capofitto e di un lungo taglio a traverso il naso che fa sangue in abbondanza, tira per una finestra sir John, che per sorte si era trovato al disopra e non pare abbia sofferto alcun danno; — mentre tutti e tre, unendo i loro sforzi, cercano liberare dalla caduta carrozza il corpo esanime di miss Davenne; — mentre Prospero, per l’eccesso stesso della disperazione, guarda attonito, prima l’uno poi l’altro; lasciando i suoi cavalli scalpitare e agitarsi a lor voglia: restando come chi fosse caduto dalle nuvole anzi che dalla strada; si sarebbe potuto veder l’odiato calessino, correndo sulle ruote come un fulmine, precipitarsi furiosamente giù per la collina. Che forse la piccola rozza ha vinto anch’essa la mano? o il conduttore appartiene alla piccola classe di persone, sulle quali la possibilità di ajutare altrui fa l’effetto di un liquore inebbriante, che li rende insensibili al proprio pericolo? — Lo vedremo fra poco.