Pagina:Il laicismo (Riccardi).djvu/30

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la patria nostra, che versa in condizioni sì infelici e tristi. Preghiamo eziandio per l’amato nostro Monarca, Re Umberto I, per l’augusta sua Consorte e per i Membri tutti della Reale Famiglia; ed altresì per i Poteri dello Stato. Voglia Iddio pietoso illuminarli con un raggio di sua sapienza, onde comprendano, come l’unico sicuro rimedio ai molteplici mali accumulati sulla patria nostra e che essi pure deplorano, sta nel rimettere in onore la religione di Gesù Cristo e tutelare la libertà piena della Chiesa nell’azione sua rigeneratrice della società.

Specialmente poi innalziamo al trono di Dio supplici e ferventi preci, perchè distolga dal capo dell’Italia nostra quella nuova sciagura religiosa e morale, che sarebbe per essa l’approvazione delle due proposte, tendenti, l’una a vietare la celebrazione del matrimonio religioso prima del civile, e l’altra ad introdurre fra noi la piaga funestissima del divorzio. Sarebbe introdurre il laicismo fin nei Sacramenti! Anzi peggio. Infatti la prima proposta punirebbe di grave pena e quale delitto il Sacramento del matrimonio celebrato legittimamente in faccia alla Chiesa, mentre non solo lascia impunito il concubinato, ma allargherebbe di molto la via a sì fetida peste dell’odierna società. Questa medesima via poi alle ignominiose unioni sarebbe vieppiù dischiusa dall’altra proposta sul divorzio, con l’aggravante della insana pretesa che possa mai l’uomo separare ed infrangere ciò che Dio indissolubilmente congiunse. Quale Italiano, che senta vivo in petto l’amore alla Chiesa ed alla Patria, non protesterà contro questi funesti tentativi, e non pregherà fervidamente il Signore che voglia con l’onnipotente sua destra sventarli per sempre?