Pagina:Il laicismo (Riccardi).djvu/9

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Giova qui osservare, che pochi dei laici sono ben informati sulla natura ed estensione degli studi, a cui attendono i chierici dentro e fuori dei nostri Seminari. Ivi gli aspiranti al Sacerdozio per un periodo d’anni più lungo che non si richiegga per ottenere qualsiasi laurea all’Università, sono applicati a gravi e molteplici studi. Non si tratta solo di teologia, la quale abbraccia già per se stessa un campo molto più vasto che non s’immaginino coloro, i quali non hanno sfogliato mai un trattato teologico completo. Si tratta di molte altre scienze affini, che richieggono una seria applicazione e che ben apprese forniscono al prete una coltura copiosa e svariata. Tanto più che presso di noi si studia davvero ed i chierici vi stanno raccolti, non esposti alle distrazioni della vita libera, nè loro viene in mente di fare o scioperi, o dimostrazioni, o baldorie di nessuna maniera. Dire dei preti che sono ignoranti, costa proprio nulla: nella realtà però sogliono i sacerdoti saperne assai più dei laici, quasi in ogni ramo di scienze. Quale è la scienza che non conti fra i suoi più illustri e più eminenti cultori qualche membro del Clero?

I preti pertanto che in fatto di religione e di moralità hanno speciale competenza, possono altresì averne in cose estranee, non meno d’ogni altra classe di cittadini. L’influenza quindi che essi esercitano in società deve da ogni cattolico ritenersi pienamente legittima.

Con ciò non s’intende negare che certi uffizi pubblici disdicano ai preti. Lo ammetto. Così non conviene per fermo ai sacerdoti di far il soldato, od il chirurgo, od il commerciante; e il simile si dica di alcune altre professioni, che spetta

 
 
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