Pagina:Il libro dei versi (1902).djvu/136

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ORSO VIVO 125



(Ma la Giudea non beve. - Plaudon le turbe pazze;
Re Orso empie e tracanna - tre tazze e poi tre tazze.
Squillano ancor le trombe - per più eletto ristoro;
Ecco, apparisce un cervo - colle ramora d’oro.)

Papiol: Il Minotauro - dal regal capo storni
Que’ superbi ornamenti! - son d’oro, ma son corni.
(Nessun rise, alle genti — di quell’evo remoto
Parve il bisticcio troppo — scipito e troppo noto)
Ma Trol già il cervo inforca, - l’erge e lo trincia a vol.
Il Re: Bel colpo!
I Conti: - Bel colpo! Bravo Trol!

(E intanto i paggi biondi - colman di nuovo vino
Le vuote coppe e l’anfore - si riscalda il festino.
Il Re canta ad Oliba: - e sulle curve forme

Dell’aurea tazza specchiasi - più orribile e deforme.)


Questo vino è vin di Cale!

Tien lontano il funerale!
Bella Oliba, - chi lo liba
Questa notte non morrà.
Su lo liba, - bella Oliba!
Questo vino è vin di Cale,

Tien lontano il funerale!