Pagina:Il mio Carso.djvu/120

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 112 —

di te. Quel piccolo bimbo crede, t’assicuro. Egli crede, e bacia i fiori che incontra per i campi e saluta gli uomini meravigliandosi della loro bellezza. Egli guarda come lavora il fabbro e come mettono il lastrico nelle vie. Egli ha voglia di sedersi insieme ai forti facchini sul carro che corre e aiuta la donna a mettersi il mastello in testa. Egli ha voglia di aiutare gli uomini. Lasciamolo crescere. Io ho tempo, molto tempo, aspettiamo. Qui, qui in questa grande casa verde è nato. Non credete? Perchè mi guardate negli occhi? È già l’alba? Presto rosseggia laggiù. Bisogna far presto. Ma non guardatemi così, non temete affatto! Io sono un bimbo che aspetta, che ha tempo, che ha tanto tempo, e aspetta di crescere e di amare. Toccate come sono già fredde le mie mani, sono un pezzo di carne gelata. Ho freddo. Datemi un po’ di fuoco e un po’ d’acqua, vi prego. Ma non sentite, non sentite come patisco, fratelli? Lasciatemi dormire qualche ora sul vostro letto, perchè sono assai stanco.


Sto seduto in riva allo stagno dove le armente vengono a bere, allungo la mano, prendo un sasso e lo butto nell’acqua. Il sasso fa un tonfo motoso e sparisce.

Cammino a testa bassa, scoprendo i pezzettini di vetro, il filo di paglia, i batufoletti di capelli mischiati con la ghiaia.

Rompo uno zolfanello in due, prendo il temperino, taglio i pezzi per lungo, taglio i nuovi pezzi; poi butto via tutto.