Pagina:Il mio Carso.djvu/57

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Eh, ma in città, prima ancora di andar lassù in carso, io mi annoiai molto. Ora ci penso; e vorrei raccontarvi dei miei anni di scuola, dei miei cari condiscepoli, delle prime persone che conobbi; ma non m’interessa abbastanza. Vi scriverei lunghe pagine seccanti. Invece è bello raccontare godendo delle proprie avventure e dei sogni. Io mi diverto pensando alla mia vita.

Anche la città è divertente, sebbene qualche volta m’abbia seccato. Mi piace il moto, lo strepito, l’affaccendamento, il lavoro. Nessuno perde tempo, perchè tutti devono arrivare presto in qualche posto, e hanno una preoccupazione. Nei visi e negli stessi passi voi potete riconoscere subito in che modo il passante sta preparando l’affare. Se guardate bene, siete subito presi in un gioco eccitante d’operosità, e la vostra intelligenza batte e rimanda istantaneamente i possibili attacchi d’astuzia, di coltura, di bontà, di vendetta. Un inquieto e giovine animale s’agita in voi, e voi andate per le strade ricchi della sua vita istintiva, com’uno a cui ricircoli il sangue nella mano stecchita di freddo sotto il guanto. Andate contenti nell’aria fusa di strepiti e volontà, sentendo che qui, dove l’interesse d’ogni passante trabocca, comunica, scorre negli altri, e si scansan gli urti e i carri accogliendo con logica inavvertenza le mosse altrui, qui, nella strada, si decide il domani del mondo.

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