Pagina:Il mito di Ciparisso.djvu/31

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Et teneram ab radice ferens, Silvane, cupressum1, ebbe già in mira una tale tradizione, o se piuttosto siesi essa stabilita sull’autorità appunto di quel verso. Alla seconda di queste opinioni sarei per altro più inchinevole, sì perchè l’autorità di Ovidio, e del nostro dipinto pompejano, provano che da Apollo e non da Silvano in quell’epoca dicevasi e credevasi amato Ciparisso, e sì anche perchè dell’amor di Silvano per esso il più antico scrittore che faccia parola, è Servio2.

Per queste cose, che ci è riescito raccogliere intorno al mito di Ciparisso, sembra rilevarsi abbastanza che la fantasia de’ greci poeti tratta dalla bellezza della pianta, che portava quel nome, vi ravvisò un bel giovanetto amato dal nume, a cui ancor solevansi dedicare gli ameni boschetti della medesima: idea primitiva, che si è co-

  1. Georg. lib. I v. 20, ove l’Heyne cita i monumenti ne’ quali vedesi espresso Silvano dendroforo con cipresso, o con altri alberi; e vedi pure il Visconti nella spiegazione della tav. 10 del tomo VII del museo pio clement. Nota è l’iscrizione metrica eretta ad onor di Silvano, che nella valle Tritense sotto il castello di Capistrano nella diocesi Valvense copiò l’ab. di Costanzo, da cui l’ebbe il Marini e la pubblicò ne’ suoi papiri diplomatici pag. 332; in essa leggesi ripetuto il già recato verso virgiliano. Questa iscrizione è stata poi più volte novellamente pubblicata: vedi gli opuscoli del sig. Liberatore pag. 112, e malamente fu data come tuttora inedita negli annali dell’istit. arch. vol. VI pag. 150.
  2. Abbiamo sopra trascritte le parole di Servio ad georg. lib. III v. 680. Più diffusamente egli scrive comentando il v. 20 del I libro delle georgiche: Silvanus deus est silvarum. Hic amavit puerum Cyparissum nomine, qui habebat mansuetissimam cervam. Hanc quum Silvanus nescius occidisset, puer est extinctus dolore: quem amator deus in cupressum arborem nominis ejus vertit quam pro solatio portare dicitur. (Hunc Silvanum quidam funebrem deum putant, et ideo cupressum tribuunt ei, quia eadem arbor apta sit