Pagina:Il piacere.djvu/178

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cie di misticismo buddhistico e quasi direi cosmogonico, fu brevissimo. Le cause del raro fenomeno, oltre che nella natura plastica del giovine e nella sua attitudine alla oggettività, eran forse da ricercarsi nella singolar tensione e nella estrema impressionabilità del suo sistema nervoso cerebrale. A poco a poco, egli incominciò a riprender coscienza di sè stesso, a ritrovare il sentimento della sua persona, a rientrare nella sua corporeità primitiva. Un giorno, nell’ora meridiana, mentre la vita delle cose pareva sospesa, il grande e terribile silenzio gli lasciò vedere dentro, d’improvviso, abissi vertiginosi, bisogni inestinguibili, indistruttibili ricordi, cumuli di sofferenza e di rimpianto, tutta la sua miseria d’un tempo, tutti i vestigi del suo vizio, tutti gli avanzi delle sue passioni.

Da quel giorno, una malinconia pacata ed uguale gli occupò l’anima; ed egli vide in ogni aspetto delle cose uno stato dell’anima sua. Invece di transmutarsi in altre forme di esistenza o di mettersi in altre condizioni di conscienza o di perdere l’esser suo particolare nella vita generale, ora egli presentava i fenomeni contrarii, involgendosi d’una natura ch’era una concezion tutta soggettiva del suo intelletto. Il paesaggio divenne per lui un simbolo, un emblema, un segno, una scorta che lo guidava a traverso il labirinto interiore. Segrete affinità egli scopriva tra la vita apparente delle cose e l’intima vita de’ suoi desiderii e de’ suoi ricordi. “To me ― High mountains are a feeling.„ Come nel verso di Giorgio Byron le montagne, per lui erano un sentimento le marine.