Pagina:Il piacere.djvu/189

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con la potenza di produrre e di riprodurre lo abbandona anche il giudizio critico, il criterio. Egli non distingue più i difetti dell’opera sua; non sa che la sua opera è cattiva o mediocre; s’illude; crede che il suo quadro, che la sua statua, che il suo poema sieno nelle leggi dell’Arte mentre son fuori. Qui sta il terribile. L’artista colpito nell’intelletto può non avere conscienza della propria imbecillità, come il pazzo non ha conscienza della propria aberrazione. E allora?

Fu pel convalescente una specie di pánico. Egli si strinse le tempie fra le palme; e rimase alcuni istanti sotto l’urto di quel pensiero spaventevole, sotto l’orrore di quella minaccia, come annientato. ― Meglio, meglio morire! ― Non mai, come in quel momento, aveva sentito il divino pregio del dono; non mai come in quel momento, la scintilla gli era parsa sacra. Tutto il suo essere tremava con una strana violenza, al solo dubbio che quel dono potesse struggersi, che quella scintilla potesse spegnersi. ― Meglio morire!

Levò il capo; scosse da sè ogni inerzia; discese nel parco; camminò lentamente sotto gli alberi, non avendo un pensiero determinato. Un soffio leggero correva su le cime; a intervalli, le foglie si scompigliavano con un fruscìo forte, come se per mezzo vi passasse una torma di scojattoli; piccoli frammenti di cielo apparivano tra i rami, come occhi cerulei sotto palpebre verdi. In un luogo favorito, ch’era una specie di lucus minimo in signoria di una Erma quadrifronte intenta a una quadruplice meditazione, egli sostò; e si mise a sedere sull’erba, con le