Pagina:Il piacere.djvu/224

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raccogliere un pugno di foglie cadute. Dalla penultima terrazza salutò con la mano Andrea che aspettava ritto su l’ultimo gradino; e gli gettò le foglie raccolte, che si sparpagliarono come uno sciame di farfalle, tremolando, rimanendo qual più qual meno nell’aria, posandosi su la pietra con una mollezza di neve.

― Ebbene? ― chiese ella, a mezzo della branca.

Andrea piegò le ginocchia sul gradino, levando le palme.

― Nulla! ― egli confessò. ― Chiedo perdono; ma voi e il sole stamani empite i cieli di troppa dolcezza. Adoremus.

La confessione era sincera e anche l’adorazione, sebbene fatte ambedue con un’apparenza di gioco; e certo Donna Maria comprese quella sincerità, poichè arrossì un poco, dicendo con una singolare premura:

― Alzatevi, alzatevi.

Egli s’alzò. Ella gli tese la mano, soggiungendo:

― Vi perdono, perchè siete in convalescenza.

Portava un abito d’uno strano color di ruggine, d’un color di croco, disfatto, indefinibile; d’uno di que’ colori cosiddetti estetici che si trovano ne’ quadri del divino Autunno, in quelli dei Primitivi, e in quelli di Dante Gabriele Rossetti. La gonna componevasi di molte pieghe, diritte e regolari, che si partivano di sotto al braccio. Un largo nastro verdemare, del pallore d’una turchese malata, formava la cintura e cadeva con un solo grande cappio giù pel fianco. Le maniche ampie, molli, in fittissime pieghe all’appiccatura, si restringevano intorno