Pagina:Il piacere.djvu/301

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dona sapendo perdonare. Certo, segnando nel libro dello Shelley i due versi dolenti, ella aveva dovuto in cuor suo ripetere altre parole; e, leggendo tutto intero il poema, aveva dovuto piangere come la Dama magnetica e pensar lungamente alla pietosa cura, alla miracolosa guarigione. “I can never be thine!„ Perchè mai? Con troppa angoscia di passione, quel giorno, nel bosco di Vicomìle, ella aveva risposto: ― Vi amo, vi amo, vi amo!

Egli ancora udiva la voce di lei, l’indimenticabile voce. Ed Elena Muti gli entrò ne’ pensieri, si avvicinò all’altra, si confuse con l’altra, evocata da quella voce; e a poco a poco gli volse i pensieri ad imagini di voluttà. Il letto dov’egli riposava e tutte le cose intorno, testimoni e complici delle ebrezze antiche, a poco a poco gli andavano suggerendo imagini di voluttà. Curiosamente, nella sua imaginazione egli cominciò a svestire la senese, ad involgerla del suo desiderio, a darle attitudini di abbandono, a vedersela tra le braccia, a goderla. Il possesso materiale di quella donna così casta e così pura gli parve il più alto, il più nuovo, il più raro godimento a cui potesse egli giungere; e quella stanza gli parve il luogo più degno ad accogliere quel godimento, perchè avrebbe reso più acuto il singolar sapore di profanazione e di sacrilegio che il segreto atto, secondo lui, doveva avere.

La stanza era religiosa, come una cappella. V’erano riunite quasi tutte le stoffe ecclesiastiche da lui possedute e quasi tutti gli arazzi di soggetto sacro. Il letto sorgeva sopra un rialto