Pagina:Il piacere.djvu/303

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di Maria tra le parole della Salutazione Angelica; e in più parti la gran sigla M era ripetuta; in una, era anzi a ricamo di perle e di granati. ― Entrando in questo luogo ― pensava il delicato addobbatore ― non crederà ella d’entrare nella sua Gloria? ― E si compiacque a lungo nell’imaginar la istoria profana in mezzo alle istorie sacre; e ancora una volta il senso estetico e la raffinatezza della sensualità soverchiarono e falsarono in lui il sentimento schietto ed umano dell’amore.

Stephen battè all’uscio, dicendo:

― Mi permetto di avvertire il signor conte che son già le tre.

Andrea si levò; e passò nella camera ottagonale, per abbigliarsi. Il sole entrava a traverso le tendine di merletto, facendo scintillare all’ingiro le mattonelle arabo ispane, gli innumerevoli oggetti d’argento e di cristallo, i bassi rilievi del sarcofago antico. Quei luccicori varii mettevano nell’aria una mobile gaiezza. Egli si sentiva allegro, perfettamente guarito, pieno di vitalità. Il ritrovarsi nel suo home gli dava una letizia inesprimibile. Tutto ciò ch’era in lui più fatuo, più vano, più mondano, si risvegliava all’improvviso. Pareva che le cose circonstanti avessero virtù di suscitare in lui l’uomo d’un tempo. La curiosità, l’elasticità, l’ubiquità spirituali riapparivano. Egli già incominciava ad aver bisogno di espandersi, di rivedere amici, di rivedere amiche, di godere. S’accorse d’aver molto appetito; ordinò al domestico di servirgli la colazione.

Egli pranzava di rado a casa; ma, per le occasioni straordinarie, per qualche fino lun-