Pagina:Il piacere.djvu/311

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― Ascolta, ascolta il resto ― fece il Barbarisi.

― Ah se ci fosse qui l’eroe! ― esclamò il duca di Grimiti. ― La storiella in un’altra bocca perde tutto il sapore. Figúrati dunque che la sorpresa fu tanta e tanta la confusione, da spegnere ogni fuoco. Gino dovette ritirarsi prudentemente, per l’impossibilità assoluta d’andar più oltre. Te l’imagini? T’imagini tu la terribile mortificazione d’un uomo che, essendo giunto ad ottener tutto, non può prender nulla? Donna Giulia era verde; Gino fingeva di tender l’orecchio ai rumori, per temporeggiare, sperando.... Ah, il racconto della ritirata è una meraviglia. Altro che Anabasi! Sentirai.

― E Donna Giulia è poi divenuta l’amante di Gino? ― domandò Andrea.

― Mai! Il povero Gino non mangerà mai di quel frutto; e credo che ne morrà di rammarico, di desiderio, di curiosità. Si sfoga a riderne, con gli amici; ma tu osservalo bene, quando racconta. Sotto la buffoneria c’è la passione.

― Bel soggetto per una novella ― disse Andrea al Muséllaro. Non ti pare? Una novella intitolata L’Ossesso.... Si potrebbe fare una cosa assai fine e intensa. L’uomo, continuamente occupato, incalzato, angustiato dalla visione fantastica di quella rara forma ch’egli ha toccata e quindi imaginata ma non goduta nè con gli occhi vista, si consuma di passione a poco a poco e diventa folle. Egli non può togliersi dalle dita l’impressione di quel contatto; ma il primo ribrezzo istintivo gli si muta in un ardore inestinguibile.... Si potrebbe insomma, sul fondo reale, lavorar d’arte: ottener qualche cosa come