Pagina:Il piacere.djvu/322

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Quel vino chiaro e brillante, che ha su le donne una virtù così pronta e così strana, già incominciava ad eccitare variamente i cervelli e le matrici di quelle quattro etáire ineguali, a risvegliare e a stimolare in loro il piccolo demone isterico e a farlo correre per tutti i loro nervi propagando la follìa. Bébé Silva gittava motti orribili, ridendo d’un riso soffocato e convulso e quasi singhiozzante come quel d’una donna che sia per morir di solletico. Maria Fortuna schiacciava i fondants col gomito nudo e li offeriva per niente, premendo poi su la bocca di Ruggero il gomito dolcificato. Giulia Arici, oppressa dai madrigali dello Sperelli, si turava gli orecchi con le belle mani, abbandonandosi alla spalliera; e la sua bocca, in quell’atto, attirava i morsi come un frutto sugoso.

― Hai mangiato mai ― diceva il Barbarisi allo Sperelli ― certe confetture di Costantinopoli, morbide come una pasta, fatte di bergamotto, di fiori d’arancio e di rose, che profumano l’alito per tutta la vita? La bocca di Giulia è una confettura orientale.

― Ti prego, Ludovico, ― diceva lo Sperelli ― lasciamela provare. Conquistami Clara Green e cedimi Giulia per una settimana. Clara anche ha un sapore originale: un giulebbe di violette di Parma tra due biscotti Peek-Frean alla vainiglia....

― Attenti, signori! ― gridò Bébé Silva, prendendo un fondant.

Ella aveva vista la piacevolezza di Maria Fortuna e aveva fatta la scommessa ginnica di mangiarsi un fondant sul suo proprio gomito