Pagina:Il piacere.djvu/41

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della sua giovinezza non gli restava che un pugno di cenere. Talvolta anche, a simiglianza d’uno di que’ sogni che si dileguano su l’alba, tutto il suo passato, tutto il suo presente si dissolvevano; si distaccavano dalla sua conscienza e cadevano, come una spoglia fragile, come una veste vana. Egli non si ricordava più di nulla, come un uomo escito da una lunga infermità, come un convalescente stupefatto. Egli al fine obliava; sentiva l’anima sua entrar dolcemente nella morte... Ma, d’improvviso, su da quella specie di tranquillità obliosa scaturiva un nuovo dolore e l’idolo abbattuto risorgeva più alto come un germe indistruttibile. Ella, ella era l’idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell’intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell’anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre...„

Andrea mentiva; ma la sua eloquenza era così calda, la sua voce era così penetrante, il tócco delle sue mani era così amoroso, che Elena fu invasa da una infinita dolcezza.

― Taci! ― ella disse. ― Io non debbo ascoltarti; io non sono più tua; io non potrò essere tua più mai. Taci! Taci!

― No, ascoltami.

― Non voglio. Addio. Bisogna ch’io vada. Addio, Andrea. È già tardi, lasciami.

Ella sviluppò la mano dalla stretta del giovine; e, superando ogni interno languore, fece atto di levarsi.

― Perchè dunque sei venuta? ― chiese egli, con la voce un po’ roca, impedendole quell’atto.