Pagina:Il piacere.djvu/63

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Tutti, a un punto, parlavano. Era quasi un coro, di mezzo a cui si levavano di tratto in tratto, come zampilli d’argento, le fresche risa della marchesa.

― Io vi ho certo veduta, un’altra volta; non so più dove, non so più quando, ma vi ho certo veduta ― diceva Andrea Sperelli alla duchessa, ritto in piedi d’innanzi a lei. ― Su per le scale, mentre vi guardavo salire, nel fondo della mia memoria si risvegliava un ricordo indistinto, qualche cosa che prendeva forma seguendo il ritmo di quel vostro salire, come un’imagine nascente da un’aria di musica... Non son giunto ad aver limpido il ricordo; ma, quando vi siete voltata, ho sentito che il vostro profilo aveva una non dubbia rispondenza con quella imagine. Non poteva essere una divinazione; era dunque un oscuro fenomeno della memoria. Io vi ho certo veduta, un’altra volta. Chi sa! Forse in un sogno, forse in una creazione d’arte, forse anche in un diverso mondo, in una esistenza anteriore...

Pronunziando queste ultime frasi troppo sentimentali e chimeriche, egli rise apertamente come per prevenire un sorriso o incredulo o ironico della dama. Elena invece rimase grave. “Ascoltava ella o pensava ad altro? Accettava ella quella specie di discorsi o voleva con quella serietà prendersi gioco di lui? Intendeva ella di secondare l’opera di seduzione iniziata da lui così sollecitamente o si chiudeva nella indifferenza e nel silenzio incurante? Era ella, in somma, una donna per lui espugnabile o no?„ Andrea, perplesso, interrogava il mi-