Pagina:Il podere.djvu/71

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VIII.


Il sensale Pietro Carletti, detto Chiocciolino, era andato dall’avvocato Giulio Sforzi.

Questi era molto giovane: bassotto e quasi tozzo, con il viso sempre in congestione. Saltellava e gesticolava anche camminando; e, per andare al tribunale, si teneva nel mezzo della strada; gonfiando le guancie. Si credeva d’avere un grande ingegno; perchè, al liceo, aveva riempito un quaderno di poesie; e lo raccontava anche ai colleghi, alzandosi sui tacchi; perchè gli dessero più importanza.

Accettò sghignazzando la causa propostagli da Chiocciolino, perchè si trattava di dare addosso a un borghesuccio; che aveva ereditato un patrimonio senza nessuna ragione. Invidiava anche le piccole fortune, pigliandoci bizze che lo facevano rabbuffare; e, allora, avrebbe voluto che gli articoli del codice doventassero come le sue unghie sporche.

Quando Remigio tornò dal Neretti, un