Pagina:Il probabile falsificatore della Quaestio de aqua et terra.djvu/11

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Cattedrale veronese che fosse posta un’epigrafe commemorativa nel sacello di S. Elena, ch’era antica chiesa domestica di quei canonici1. Così la memoria della discussione sull’acqua e sulla terra, ignota ai contemporanei, veniva acquistando pei posteri tanta celebrità da essere rammentata da una lapide come una gloria cittadina! E la fama dell’opuscolo crebbe, crebbe; e s’aumentò di pari passo la reputazione del sapere cosmologico di Dante Alighieri. Il Bœhmer, considerando la Quaestio come opera sicura di Dante, proposte varie emendazioni al testo2, che furono accolte dal Giuliani; lo Scheffer-Boichorst, così diffidente in tanti casi, prese le mosse dal nostro trattatello per sciogliere un inno alla versatilità dell’ingegno dantesco, che paragona a quello del Goethe3. Tra noi lo Stoppani scrisse una lettera al Giuliani4 nella quale esalta il valore cosmografico della Quaestio. La lettera del dotto e compianto geologo è tutta una meraviglia per i veri affermati o presagiti da Dante, tutt’un’ammirazione per la sua mente divinatoria. Alcuni infatti tra quei veri, dice egli, sono cosa compiutamente nuova, come la teoria del sollevamento dei continenti, l’ipotesi della forza elastica dei vapori e l’affermazione dell’attrazione planetaria; di qualcuna tra queste verità non si credeva che la scienza avesse avuto sentore prima di Leonardo da Vinci. All’entusiasta geologo fu ragionevolmente osservato che sono appunto quelle straordinarie divinazioni meglio atte d’ogni altra cosa a confermare i sospetti circa l’autenticità del trattato. Ed oltracciò (non possiamo dissimularlo, quantunque sia lontana da noi la pretesa di perigliarci su terreno non nostro) ci sembra che lo Stoppani abbia straordinariamente gonfiato l’importanza della Quaestio, e ne abbia discorso senza una preparazione storica sufficiente. Tra i nove veri da lui rilevati, non occorre essere geologi per sapere che alcuni, come per es. l’azione della luna sulle maree e la sfericità della terra, erano da lungo tempo patrimonio scientifico quando Dante scriveva. Infatti L. Gaiter fece osservare con bel garbo allo Stoppani che tutti quei veri, all’infuori dei due sul-

  1. Cfr. Albo dantesco veronese, Milano, 1865, p. 336, ed anche Ferrazzi, IV, 529 e Giuliani, Op. lat., II, 428.
  2. Jahrbuch der deutschen Dante-Gesellschaft, I, 1867, 395-96.
  3. Aus Dantes Verbannung, Strassburg, 1882, pp. 99-101.
  4. Prima comparsa nel periodico torinese La Sapienza, vol. V, 1882, p. 116; poi nelle Op. lat. di D., ediz. Giuliani, II, 451, sgg.